Siamo in buone mani

  

 

Un po’ broker, un po’ joker ma sempre e comunque un gran puttaniere: d’altronde, se l’economia mondiale va puttane…ci va anche lui.

 

 

Annunci

6 risposte a “Siamo in buone mani

  1. Consiglio una lettura approfondita dell’argomento, in particolare evidenzierei i dettagli erotici esposti dallo stesso PresDelCons.

    http://www.repubblica.it/2008/10/sezioni/politica/berlusconi-discoteca/berlusconi-discoteca/berlusconi-discoteca.html

    Fonti attendibili mi riferiscono che fosse in compagnia di tre p…rocaci russe.

    Complimenti. Vorrei essere io a guidare l’Italia!

  2. “Dormo 3 ore, altre 3 per fare l’amore”… Che umiliazione! E pensare che io con tre ore di sonno posso durare solo un’ora e mezza.
    Devo rimettere il titolo di stallone italiano nelle mani di Berlusconi…

  3. Perché non ci sono nuovi importanti interventi di Stato ANCHE nell’economia “reale”, nel Welfare, in aiuto a precari, agli stipendi stremati dall’inflazione, ai disoccupati, a chi rischia il posto di lavoro?
    Forse è il caso di salvare, oltre alle banche, anche le persone che ne hanno bisogno…

  4. No no per carità, salviamo le banche in fallimento e tutti i bancarottieri.
    Garantiamo anche l’impunità ai politici che sono ai vertici della Stato sebbene ladri, corrotti e corruttori (qualcuno di voi ha idea di cosa significherebbe per la “povera gente” un tracollo di tutto il sistema politico e istituzionale?).
    E poi salviamo anche gli imprenditori del sistema Italia alla Cimoli, Tronchetti Provera, Tanzi etc. anche se hanno mandato in rovina società importanti (qualcuno di voi ha idea di cosa significherebbe per la “povera gente” un tracollo di tutto il sistema economico?).
    E mettiamo anche il veto alla decisione in Europa per non imporre alle industrie le limitazioni alle emissioni inquinanti previste da accordi internazionali anche se questo significa rovinare l’ambiente (qualcuno di voi ha idea di cosa significherebbe per la “povera gente” un tracollo di tutto il sistema industriale?).

    A me pare che salvare ‘sta gente e farlo passare per un aiuto ai precari, a chi non arriva a fine mese, a chi è disoccupato sia un po’ una presa per i fondelli…

  5. Non confondiamo una crisi globale con meschini fatti nostrani, dove si infilano comma invisibili per salvare gli amici di amici.
    La situazione e’ grave.
    Non ho minimamente idea di cosa sia giusto o meno, ma se le banche non hanno fiducia a prestarsi i soldi tra loro e non li prestano alle imprese, hai voglia a calcolare quanti nuovi poveri ci sarano.
    Certo che anche in america si chiedono (non trovo il link al volo) se con 700 miliardi non si potesse mettere in piedi un sistema sanitario nazionale, considerando che i mancati pagamenti dei premi assicurativi, per vari cavilli delle polize, sono tra i principali motivi di crisi per le famiglie.

    E non ho ancora un piano B….

  6. Perché mettere imprese ed aziende da una parte e persone in carne ed ossa dall’altra?
    Le une non vivono senza le altre.
    Facevo solo questa considerazione: “forse sarebbe il caso di prevedere interventi massicci dello Stato anche nell’economia “reale”, nel Welfare, in aiuto a famiglie bisognose, a precari, agli stipendi stremati dall’inflazione, ai disoccupati, a chi rischia il posto di lavoro”. Perché ci sono cascate di miliardi alle aziende in difficoltà (e ciò è un bene) e invece si riducono drasticamente i finanziamenti a scuole e agli ospedali pubblici?

    Quando ancora suonavano (cioè fino a pochi giorni fa) le sirene del bengodi liberista e spopolavano i cantori della deregulation che inneggiavano agli idoli dello stalinismo del mercato come Ronald Reagan e Margaret Tatcher, almeno si parlava di trickledown, ovvero delle gocce che sarebbero ricadute dalle bisacce stracolme d’acqua di pochi sull’immensa umanità assetata: insomma, i poveri avrebbero beneficiato di ciò che sarebbe munificamente caduto dalle tasche (sempre più piene) dei ricchi.

    Non m’illudo che alla gente, a quella che più ne ha bisogno, ai poveri, ai diseredati, agli emarginati uno Stato pensi più che alle banche o alle industrie. Neppure in periodo di crisi economica.
    E non m’inganno fino al punto da pensare che un governo devolva a chi è precario e rischia il posto di lavoro, a chi fatica ad arrivare alla fine del mese e vive in drammatiche ristrettezze economiche più attenzioni (e donazioni) che a banchieri e industriali.

    Pensando al trickledown, possiamo sperare che agli indigenti, ai bisognosi, ai poveri cada qualche briciola dopo l’abbuffata (con soldi pubblici) dei soliti noti capitani d’industria, banchieri, finanzieri, amministratori delegati e supermanager?
    Insomma, ora che lo Stato ha speso una montagna di quattrini (pubblici) per il mercato (privato) non dovrebbe centellinare quattrini sulle politiche sociali per poter dare più aiuti (e servizi migliori) a persone che ne hanno bisogno per vivere.
    Dopo la valanga di miliardi (pubblici) alle banche (private), un paese non dovrebbe chiudere le scuole per risparmiare qualche soldo perché per molti bambini, quelle pubbliche, sono le uniche scuole che possono permettersi.
    E vista la marea di denaro (pubblico) dato in soccorso alla finanza (privata), un governo non dovrebbe lesinare denaro alla sanità pubblica perché per molti malati è l’unico posto dove possono essere curati.

    Mi auguro che questa debacle del nostro sistema economico non diventi catastrofe, che si riesca almeno a limitare, se non è possibile evitare, la recessione mondiale e che l’economia riparta evitando drammi sociali, senza troppi danni ai lavoratori e senza colpire le persone già in condizione debole e precaria.
    Parlo di persone in carne e ossa prima ancora di preoccuparmi di imprese, aziende e banche.
    E non lo faccio per mettere in competizione le une con le altre, ma solo per dar loro la precedenza che, secondo me, meritano.

    Se si vuole pensare ed agire con la priorità inversa, almeno non ci si dimentichi del trickledown.

    Andrea

    Ps.
    E poi sarebbe bello (ma mi rendo conto che anche questo è un sogno) che si avviasse una seria discussione su quel che c’è d’ingiusto, iniquo ed immorale nel nostro sistema economico.

    «Non è tollerabile che si aggravi il divario fra Paesi ricchi e Paesi poveri e, all’interno dei singoli Stati, si accrescano la diseguaglianze fra quanti sono in grado di cogliere i frutti dello sviluppo economico e coloro che ne rimangono invece drammaticamente esclusi. Occorre indirizzare le politiche economiche ed i modelli di crescita in maniera da consentire il miglioramento delle condizioni di vita di tutti: solo su questo fondamento si potrà infatti costruire quell’ordine internazionale improntato a giustizia e solidarietà che è nell’auspicio di tutti noi». Lo disse un capo di Stato che risiedeva a Roma ma non al Quirinale.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...