E’ la mafia che è cattolica o è il cattolicesimo che è mafioso?

E’ una famiglia generosissima” dice il prete di Palermo che ha ricevuto un confessionale in dono alla sua chiesa dalla vedova di Ignazio Salvo. Con che soldi l’abbia comprato, poco importa al prete e tanto meno all’arcivescovo che ha subito accolto “gaudio magnum” la preziosa regalia e ha consentito che venisse esposta, in bella vista, nella navata principale della chiesa Regina Pacis nel quartiere bene del capoluogo siciliano. E così, adesso, in quel tempio palermitano, tra un crocefisso ed una madonna, c’è un confessionale nuovo di zecca con una targa color oro in bella vista che invoca la benedizione perpetua per il marito delinquente della generosa vedova e ne chiede l’imperitura memoria.

Nella «memoria» di Ignazio Salvo (e suo cugino), ci sono le parole di Giovanni Falcone: «I Salvo si sono avvalsi della mafia per raggiungere posizioni di potere di assoluto rilievo e hanno costituito uno dei fattori maggiormente inquinanti delle istituzioni della Sicilia»

Non è certo per richiedere la remissione dei peccati commessi in vita dal compianto defunto quando frequentava criminali mafiosi e faceva lucrosi ed illeciti affari con loro che la famiglia Salvo fa beneficienza. E neppure, più laicamente, per offrire un risarcimento alla società palermitana del male che per tanti anni ha compiuto quel malvivente del loro capofamiglia: il caro estinto per i suoi familiari, era “vittima della persecuzione giudiziaria” e non deve chiedere perdono a nessuno.

Ben più munifico e prodigo di generosi omaggi verso la Chiesa dev’essere stato Enrico (detto Renatino) De Pedis, boss della Banda della Magliana, che è stato sepolto a Roma nella cripta della basilica di Sant’Apollinare, malgrado una vita di omicidi, rapimenti ed altri numerosissimi crimini e misfatti.

E pensare che il Diritto canonico ammette la sepoltura in chiesa solo per Papa, cardinali e vescovi!

ORO PRO NOBIS“: il bel Renato non ha certo lasciato grandi e numerose testimonianze delle sue virtù cristiane nei ricordi di chi ha avuto occasione (e la sventura) di conoscerlo. Più che i sacramenti l’hanno aiutato i versamenti, quelli in contanti con cui prodigalmente si presentava in sacrestia. Che quei soldi provenissero da rapine e rapimenti, e lui avesse minacciato, torturato e ammazzato per procurarseli, poco importava: gli è bastato consegnare nelle mani del prete una piccolissima parte degli enormi proventi della sua lunga carriera da criminale per essere considerato un filantropo, con tanto di certificazione da parte del Vicariato!

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